UE/CRISI: DA PITTELLA-GROS-MICOSSI RICETTA IN 5 PUNTI
Il Dialogo Politico EP-CEPS si è riunito presso il Parlamento europeo sotto la presidenza di Gianni Pittella, Primo vicepresidente del Parlamento europeo, per discutere del Consiglio europeo del prossimo 23 ottobre. Dopo la relazione introduttiva di Gianni Pittella sono state ascoltate le relazioni di Daniel Gros (Direttore della ricerca del CEPS) e Stefano Micossi (membro del Consiglio di amministrazione CEPS) sulla crisi economica e finanziaria e sulle politiche necessarie per ripristinare stabilità e crescita sostenibili. Le principali conclusioni sono elencate di seguito, e saranno inviate al Consiglio europeo come contributo alle loro deliberazioni.
1. La recente ripresa delle borse non deve essere interpretata come un segno di superamento dell’emergenza, ma piuttosto come un fenomeno temporaneo, giustificato dalla speranza che il Consiglio europeo possa finalmente prendere le decisioni necessarie a risanare la fiducia nella zona euro e nei debiti sovrani. La mancata adozione di decisioni risolute, capaci di convincere i mercati finanziari che l’euro affonda le sue radici in una politica ferma e che i suoi membri faranno il necessario per eliminare ogni speculazione, può far precipitare la crisi in territori sconosciuti.
2. É necessario prendere decisioni fondamentali in quattro settori: le politiche nazionali finanziarie e di bilancio, la gestione delle crisi a livello della zona euro, la crescita economica e i meccanismi di governance economica.
É necessario rafforzare drasticamente i meccanismi europei di controllo sulle politiche nazionali finanziarie e di bilancio per rimuovere ogni possibilità di destabilizzare delle politiche nazionali. A tal fine le istituzioni UE dovrebbero avere il potere di veto sui bilanci nazionali e, qualora necessario, agire direttamente per correggerli qualora divergano dalle politiche concordate. Il CERS e l’EBA dovrebbero avere il potere di intervenire direttamente per fermare l’accumulo di un indebitamento eccessivo del sistema bancario e finanziario.
3. Per quanto riguarda la gestione delle crisi, alla BCE dovrebbe essere consentito di utilizzare pienamente i poteri statutari e agire in ultima istanza nel sostegno dei debiti sovrani con operazioni di mercato aperto. L’EFSF, e in seguito l’ESM, dovrebbe avere i poteri per gestire i programmi di assistenza finanziaria per debiti sovrani in difficoltà nella zona euro e banche in difficoltà. Ai debitori sovrani insolventi dovrebbe essere chiesto di ristrutturare il loro debito.
4. La sostenibilità del debito nel medio termine richiede una crescita. Sulla base delle attuali tendenze, la crescita è troppo bassa perché sia possibile la rimozione degli squilibri competitivi e il ripristino della piena occupazione. Per aumentare la crescita, sono necessarie profonde riforme strutturali, in particolare occorre aprire i settori dei servizi alla concorrenza, rendere il mercato del lavoro più flessibile, completare il mercato interno dell’energia, delle telecomunicazioni e dei trasporti. Tuttavia, esiste anche la necessità di un forte programma d’investimenti per le infrastrutture del mercato interno. Le risorse europee dovrebbero essere rafforzate con il ricorso al mercato dei capitali attraverso la BEI e le analoghe istituzioni nazionali. Il Consiglio europeo dovrebbe urgentemente avviare un nuovo programma di recupero e crescita per mobilitare le risorse nazionali ed europee a tal fine.
5. La governance politica ed economica dovrebbe essere affidata alle istituzioni europee, con voto a maggioranza e pieno coinvolgimento del Parlamento europeo, in particolare rispetto al processo decisionale d’applicazione delle comuni linee guida politiche e dei programmi di assistenza finanziaria. Il coinvolgimento diretto del Consiglio europeo, che decide all’unanimità, nella progettazione e nella realizzazione di programmi di assistenza finanziaria é diventato un fattore destabilizzante in quanto le decisioni più urgenti vengono rimandate e sono ostaggio di gruppi opportunisti in politica nazionale.
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