Il sindaco di Firenze lancia la Firenze Card ma sbaglia i conti sulle «capacità di visita» dei turisti e ci rimette oltre 100 mila euro. Incredibile Matteo Renzi, non riesce mai ad anticipare i conti con l’oste e che sia in politica nazionale o nell’amministrazione cittadina, anche quando ha le idee buone, trova sempre una buccia di banana che lo fa scivolare. Se la rottamazione, gli si è rivoltata contro tanto che ha dovuto cambiare rapidamente bandiera, il nuovo e più recente caso si è aperto in questi giorni sulla Firenze card, la carta che al costo di 50 euro permette ai turisti di visitare per tre giorni tutti i musei della città e utilizzare anche i mezzi pubblici. Bella idea ed è stato effettivamente un grande successo questa estate, tanto che fino a fine agosto l’hanno scelta oltre 14 mila turisti. Adesso che si tirano le somme però, è venuto fuori il buco della Firenze Card. Qualcuno a Palazzo Vecchio come si suol dire, non ha fatto bene i conti con l’oste. E ha calcolato che i turisti avrebbero potuto visitare in tre giorni al massimo cinque musei. E invece la media delle card fa quasi sette musei a testa. Un vero successo per la città ma un piccolo disastro per le casse comunali. L’amministrazione infatti incassa i 50 euro ma poi deve ricompensare i vari musei che hanno fatto entrare i turisti senza il loro biglietto ma con la card fiorentina. E siccome il calcolo medio era stato fatto su cinque musei, i due in più hanno sballato i conti. Così il comune si è ritrovato ad aver incassato 605 mila euro e a dover ricompensare i musei per 722 mila euro, con un disavanzo di 117 mila euro. Una bella batosta di questi tempi, visto che Renzi contava di utilizzare l’avanzo dell’operazione per fare nuove iniziative e spingere ancora di più la carta di Firenze, che aveva già portato in esempio di successo ai suoi colleghi in tante trasmissioni televisive nazionali. Che ora possono ridere. Mentre dall’opposizioni ne approfittano per denunciare l’operazione come grande flop. © Riproduzione riservata
fonte italia oggi
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